In caso di richieste di importi elevati è possibile che l’ente erogante il finanziamento richieda al lavoratore autonomo come garanzia delle forme di fideiussione, garanzie di terze persone o altre garanzie reali. Essi variano a seconda delle offerte dei vari istituti bancari ed agenzie finanziarie, ma in genere hanno delle caratteristiche in comune, fra queste il rimborso rateale mensile e un piano di ammortamento con durata massima di 4/5 anni. Quasi tutti gli istituti bancari e le agenzie finanziarie concedono di ridurre le rate mensilmente in caso di problemi economici.
Se poi il lavoratore autonomo è etichettato come cattivo pagatore oppure è stato protestato e non è in grado di offrire maggiori garanzie, l’unica soluzione rimanente è il prestito cambializzato: il richiedente firma una serie di cambiali con scadenza mensile, che sono titoli esecutivi. Non è un’operazione molto vantaggiosa in quanto prevede la possibilità di avviare l’esecuzione forzata senza bisogno di provare l’esistenza del diritto. Inoltre non tutte le società finanziarie li concedono.
Utile sottolineare in tale contesto che i lavoratori autonomi hanno la possibilità di richiedere un prestito anche nel momento dell’avvio delle attività: i cosiddetti prestiti d’onore. Il prestito d‘onore è rivolto soprattutto ai giovani, e prevede un finanziamento comprendente un 60% di capitale concesso a fondo perduto, più un rimanente 40% erogato sotto forma di prestito da restituire con un tasso agevolato.
Dopo un periodo di crisi per mancanza di fondi, con conseguente blocco di migliaia di domande di prestito d’onore, il decreto legislativo 185 2000 ha deciso lo stanziamento di nuove risorse, nell’ottica di alimentare la lotta alla disoccupazione e di favorire l’autoimpiego. |